16 Luglio 2006, Moon & Stars. Suoni come diamanti sotto il cielo stellato locarnese.
Ecco come l’abbiamo vissuta noi da fuori. Cronaca strampalata di un concerto epico.
Ci dovevo entrare. E perché non ci ho pensato prima a prendere i biglietti? Lo sapevo che c’era ”L’Evento”, ma perché ho aspettato fino all’ultimo? Tanto che ormai era troppo tardi per avvisare qualcuno, se voleva venire con me? Perché non ci credevo. Avevo gli esami e non ci pensavo più di tanto. E poi il prezzo mi aveva allontanata dalla reale possibilità di andarci. E perché in realtà nessuno avrebbe voluto andarci, solo uno che conosco abbastanza, e non è Big brother Gae, no lui era di picchetto credo. No, l’unica persona che conosco abbastanza ci sarebbe andata, ma avrebbe detto di no gliel’avessi chiesto io. E invece… to’, doppia sorpresa, la possibilità di andare c’è (o meglio la vista del prezzo non mi sbalordisce più, non più come prima) i biglietti pure, e.. lui avrebbe accettato!!(?) Mah? E allora? E allora sono rimasta fuori lontano dall’atmosfera, quella che ti prende sul serio. Distratta in continuo dai compagni della serata. Troppo allegri, e troppo poco presi. Fuori. Da lontano. E se anche si sentiva bene, non ero dentro in pieno nella musica come avrei voluto, non mi son lasciata trascinare come avrei voluto, non mi sono venuti i brividi lungo la schiena e sulle braccia e su tutto il corpo fino a non esserci più con la mente come avrei voluto, desiderato, non me lo sono goduta in pieno non l’ho sentita dentro come avrei desiderato. E mentre passavano le note di “Shine On You Crazy Diamond”, che ora sappiamo a chi era dedicata, e poi, si “…we’re just two lost souls swimming in a fish bowl…”, si “Wish You Were Here”, anche questa lo sappiamo, ma io in cuor mio, come tutti fanno, la dedico a chi vorrei fosse qui. Cantavo, le strofe e i ritornelli che sapevo. Li cantavo. Ma ero distratta di continuo, loro ridevano e scherzavano, e in un’altra occasione avrei apprezzato di più il loro, a tratti osceno, umorismo scanzonato. E avrei dato il mio contributo ad animare la serata. Davvero, non mi sarebbe dispiaciuto sentire le disavventure di “Due cuori, una caparra”, comici e quasi demenziali. Ma in quel momento immaginavo di essere dentro, insieme a tutti i fans, i fedelissimi, anche se io sono appena all’inizio, ma lo sento quel battito quando si tratta di musica. E quando quel battito, che per un anno mi ha svegliato quasi ogni mattina alle 6.30, quando il rumore assordante di quei gong e campanellii e trilli mi ha riportato indietro per un attimo ai tempi andati in cui questa musica la stavo proprio scoprendo, pensavo che là dentro c’era chi davvero stava vivendo un momento magico. Magico davvero. E che per quei maledetti 115 fr, e per quella mia telefonata in ritardo, mi ritrovavo fuori dalle transenne. Ad aspettare che almeno per l’ultima, almeno per, o almeno durante quel “…leave those kids alone!” ci avrebbero fatti entrare. Fiscali. Immaginate se avessimo sfondato le guardie all’entrata tutti insieme, quanti eravamo avremmo potuto! Non c’è niente da fare per noi ritardatari e squattrinati. Niente. Siamo rimasti buoni buoni, tranquilli, sotto controllo, più o meno. Con l’emozione smorzata, io… e distratta. Senza potermi veramente rendere conto che un pezzo di storia era passato da noi, qui a Locarno. Qui così vicino a me. Un pezzo della nostra storia, un pezzo di noi, perché la musica fa parte di noi. E loro si, l’hanno fatta la musica. E che rabbia, Dio che rabbia, vedere uscire mezz’ora o quarantacinque minuti prima della fine la gente col biglietto strappato ancora in mano. Ma che fanno?? Che fate?? Non vi rendete conto di cosa state lasciando? Restate dentro e godete! Niente. Non mi ascoltano. Una mi ha lasciato il suo biglietto, ora mi resta quello e la maglietta comprata al volo per quattro spicci (a confronto del prezzo del biglietto stesso). Così posso dire di esserci stata anch’io, quell’anno, a vedere Roger Waters a Locarno. Era il 2006, una calda serata di luglio a esami finiti. C’eravamo anche noi. C’ero anch’io. In fondo alla piazza ad ascoltare e immaginare cosa c’era là dentro. Indimenticabile, comunque.

2 Comments:
maglietta!! maglietta!!
non han suonato canzoni della prima era comunque, peccato!!!
Scemo! È mitica questa, me la tengo io! È ffantanstica!!
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