Dall’archivio polveroso del mio PC…
(Written: 20.08.2006)
“Tredicenni come trentenni, non cambieremo mai
Dalle vacanze che non ho mai fatto, ai pullover più costosi. Viaggio ai confini del desiderabile.
Quando il capo vi stressa, o sminuisce ogni cosa che fate, quando durante la settimana non vedete l’ora che sia già venerdì alle 5, quando vi sentite inappagati per il lavoro che fate, quando vorreste un complimento in più e un rimprovero in meno, quando sentite che il vostro lavoro è ciò che di più palloso e meno gratificante che possa esistere… Quando lei e il suo ragazzo di una vita confessano amaramente ma con un velo di soddisfazione, beffa del capo infame e tiranno: “Lavoro per andare in vacanza ormai! Non avendo in questo momento altri scopi nella vita, questo mi resta!” Brava Paola, tu si che hai capito che non val la pena cercare altro nella vita. Prendiamo quello che ci viene dato. E teniamocelo stretto. Io ci credo veramente. E forse è una delle poche cose in cui credo ancora, purtroppo per molti non è così…
E d’un tratto voi sentite ancora il bisogno di staccare tutto, prendere e andare via, lasciare il lavoro e partire con gli ultimi risparmi che avete, a rifarvi una vita in Australia, terra di libertà. Coi vostri emù da allevare perché ve l’ha consigliato quel “magazine specializzato in business e imprese innovative” (specializzato a farvi credere che la vostra vita non va bene così, quando poi voi, se vi fermate un attimo e ci pensate, siete davvero felici di quello che avete! Pensateci!). E la vostra fidanzata, conosciuta in un bar di Melbourne, che vi aiuta nella vostra attività… Sogni. Libertà. È questo che cerchiamo. Ma siamo confrontati dalla realtà di ogni giorno, che all’apparenza ci opprime, è sempre uguale e ci sta stretta. E allora per sfuggirvi, per lo meno facciamo un bel viaggio in Brasile. Brivido, emozioni nuove. Andiamo a visitare le favelas adesso che abbiamo visto i bei fondoschiena delle brasiliane in spiaggia. Emozionante, vedi, visiti, scopri la corruzione e la povertà e ti viene la Saudade du Brazil tornando a casa. “Loro si che vivono alla giornata!” (già, perché non sanno se il giorno dopo ci saranno ancora..) E forse è bene ricordarsi, quando si va in giro per i negozi di qui, che di certe cose, come dice mio padre, si potrebbe benissimo fare a meno. Ha ragione, ma forse non completamente. Io in fondo, la Paola che va a Càorle con il suo bello di una vita, un po’ la invidio, perché lei è capace di accontentarsi, e arrivare dove può, “lavoro – vacanze – ragazzo- e poi magari una casa insieme e un bel bimbo, ma poi però! Ora son giovane, 22 anni!” (ne dimostri di più, te lo assicuro.) Semplice. È questa la nostra vita. Lavoro e sfizi e sofferenze. E panni da tirare dentro perché è iniziato a piovere (ma quanti pantanloni ha Mattia?? Uno al giorno! Azz!) Quelle del Brasile o del Camerun, dove si aspetta solo la maturazione del grano per essere felici come una pasqua, sono altre realtà. Che scoperta.
E allora se il ragazzino tredicenne nel negozio di elettronica e elettrodomestici viene rimproverato dal padre perché non può avere tutto io lo capisco, mi veniva voglia di andar lì da lui in assenza del padre e dirgli piano in un orecchio “Stai tranquillo, che quando crescerai e avrai un tuo stipendio, a tuo padre potrai regalargliela tu a lui l’intera console della PS 4 con tutti i giochi compresi, pazienta ancora qualche anno.” Invece ho guardato da lontano la scena di lui zitto che incassava mortificato la predica. Ma intanto poco prima nella boutique della Kockaï (ma si scriverà così?) c’era la stessa figura capricciosa e desiderosa che confidava ingenuamente alla commessa: “…se io inizio a comprare cose in marrone, poi non mi fermo e compro cintura, scarpe borsa giacca…(n.d.r. …foulard, bandana, sciarpa, guanti, scaldamuscoli, calzette, collant, mutande, reggicalze, reggiseno a balconcino e a triangolo, string e tanga) dello stesso colore lì!…” Che vuol dire questo? Ovvio, che resteremo sempre ragazzini tredicenni, uomini o donne che siamo, con desideri di adolescenti, ma che crescendo poi potremo soddisfarli. (I Gala ce li mangeremo anche quando avremo la dentiera d’altronde, prima nelle minestrine dell’innocenza puerile, poi negli stuzzichini ammiccanti e maliziosi dell’aperitivo coi colleghi e poi nelle pappette dell’infantile senilità. Percorso temporale di un formaggino…)
Vero o no che, da grandi, gli sfizi (grossi o modesti) ce li togliamo, se non siamo proprio dei tirchioni o completamente squattrinati? Io mi sono fatta le lenti a contatto appena ho avuto la mia prima paga. E un pieno di benzina. Libertà di vederci. E libertà di movimento. Poi… poi mi sono iscritta all’università… Grande sfizio, grande eh! E voi?
Come sfogate le vostre voglie più profonde di libertà o di conoscenza? E l’acquisto più folle, qual’è stato? Non ditemi l’auto nuova perché mi deludete, mi aspetto di più su questo blog! Biglietti per concerti, per partite, dischi introvabili, cimeli di ogni genere, enciclopedia dei dialetti ticinesi completa, viaggi in posti sperduti come la Patagonia o direttamente alle Hawaii, profumi assurdi o anche quel bel maglione su cui avete lasciato gli occhi nella vetrina del Globus, quello da 150 fr… ma per cui non avevate i contanti e vi è toccato tirar fuori la vostra fidata Postcard…
Saluti miei compagni di sventura della rete, la vostra stralunata osservatrice della realtà L.G.”

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