Per tutte le volte che...
Per tutte le cazzate che ho fatto,
per tutte le volte che un’amica mi ha sopportato,
per tutte le volte che un amico c’è stato,
per tutte le volte che non avevo le parole per i miei gesti,
per tutte le volte che ho capito che un grande amico ce l’avevo davvero, era davanti a me
per tutte le volte che ho ricominciato da capo,
per tutte le volte che da sola ce l’ho fatta,
per tutte le volte che grazie agli altri sono andata avanti con più forza di prima,
per tutte le volte che mi sono sentita debole e cadere
per quelle volte che c’era chi mi ha sorretto, ma non eri tu
per tutte le volte che la mia grinta mi esce dal corpo e diventa energia pura, positiva
perché oggi mi sento da schifo,
e so che domani non sarà meglio, perché ho perso un gioiello prezioso, la persona che più mi trasmetteva serenità e al contempo angoscia, voglia di stare con lui ma anche di non vederlo, di non incrociare il suo sguardo. Per tutte le volte che le mie parole impresse su carta, ai tempi, mi facevano vibrare l’anima. Perché sapevo, ma niente era possibile. Per quelle intuizioni, ora diventate certezze... Si infatti, per la profondità e la sensibilità che nascondeva bene dietro a quella sicurezza che dimostrava in mezzo alla gente. Per quelle volte che stare con lui mi faceva stare bene, mi faceva sentire protetta e al sicuro, sempre, per quei discorsi, quelle frasi a metà, quelle verità strappate da una parola non detta. Per tutto quello che mi faceva provare la sua sola presenza, il sentirlo vicino, anche quando non era lì con me. Per quella paura, diventata realtà. Per quelle canzoni che mi hanno accompagnata ogni giorno, ogni minuto nella mia testa e a volte nelle mie orecchie. Per quei timpani rotti, e le onde vibranti di ogni nota che entrava nelle vene, e arrivava lì, nei miei pensieri. Per te, mio caro M. Sei tutt’altro di quel lui, sei una cosa fragile e preziosa, non merito né la tua amicizia, né il tuo perdono. Ogni parola è una lama tagliente per te, e io, che non mi riconosco più in quella ragazza triste e sola, quel fagotto chiuso in un guscio dove stavo così bene, ora mi vedo con disprezzo perché si, te ne ho scagliate troppe di lame affilate per averti vicino ancora. Vivrò, col tuo ricordo in me. Ti voglio bene, e non me la perdonerò a me stessa questa ultima cazzata. Si dice che non è per sempre, ma gli errori si pagano.

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