Arsenal, un grande autore
Cazzo, vuoi vedere che sbaglio ancora? Ma se scrivo col cuore non posso sbagliare, perché in quel campo non ci sono leggi… E allora adesso scrivo del mio autore preferito. Nick Hornby. Non leggo tanto. Ma quando leggo, come molte cose, ci metto l’anima. Pochi sono gli autori che mi hanno preso così. E lui è il primo per eccellenza. Ogni sua parola è parte di me, anche quando dice cose incomprensibili, aneddoti sull’Arsenal, sui giocatori della rosa dal ’68 al ’92, e sulle sue manie da tifoso senza limiti. Ogni sua frase la capisco come se stesse parlando proprio con me, faccia a faccia. Sembra che solo io riesco a leggere dietro quello che mi sta dicendo nelle sue pagine. Lui è così. Non dice mai le cose direttamente, non gli piace e non è nel suo stile e se le dice, adoro le sfumature con cui lo fa. E se anche non è un grande autore, se anche fa molti errori, ripetendosi in varie salse e spesse volte dall’inizio alla fine della sua autobiografia, io lo capisco. La sua vita gira in tondo, le sue passioni, la fedeltà per la musica e per la sua squadra, e le sue insicurezze tipiche di ogni scrittore. Questo è Nick Hornby. Un giovinastro di 49 anni, nato nell’Inghilterra borghese, cresciuto negli stadi di Londra a contatto con la violenza gratuita delle cariche dei tanto temibili hooligan arsenaleschi, con una famiglia normale, una vita piena di passioni a volte incomprese (“l’Arsenal sono io e l'Arsenal è me...", un pazzo, come tanti tifosi, ma lui ne è cosciente del suo handicap: "non è una squadra da amare come il Liverpool”), amicizie di ogni genere, amore e soprattutto tanta tanta autoironia e tanto entusiasmo. Ingredienti principali di ogni suo libro. “Febbre a 90’”, N. H.. Spassoso, autoironico, intimo e personale. Finito giusto in tempo, un soffio prima che decollasse l’aereo da Punta Ràisi. Sospiro di sollievo, ora posso tornare tranquilla.
Thanks Nick.
Lusy

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