2,8 Kg
Tra le cose che possono succedere in un pigro mercoledì di mezz’agosto, c’è anche la nascita di un bambino. Una giornata piovosa pergiunta. Identica fotografia di due anni prima. Anche lui è piccolo e inerme e … si vede che non trovo gli aggettivi questa volta eh! Ma perché l’ho visto davvero così indifeso, ma allo stesso tempo ho visto le mani di un padre gioioso si, ma emozionato nel bagnare il piccolo corpicino in quella vasca. E ho visto quanto amore e il senso di protezione di un uomo verso il figlio, già dai primi minuti che questo era al mondo. Un uomo che prima di essere uomo era un fratello, un ragazzo schivo e distaccato con la sorella. Che contrasto di immagini tra la visione di una volta, quella dal basso verso l’alto, e quella di oggi, guardandosi negli occhi, alla stessa altezza. Poi vedo quella creatura, i suoi improvvisi movimenti involontari delle sue braccia minute, e del suo visino e dei suoi occhi ancora chiusi. Non vede cosa c’è, cosa lo aspetta, ma è già pronto ad affrontare tutto quanto. E l’impercettibile senso di unione che questo evento provoca fra i tre consanguigni, ancora così lontani, ma più vicini di quanto loro stessi immaginino, da come un senso di sollievo in me. Il pensiero che, comunque, non sono sola in quell’ospedale.
E le infermiere e le levatrici per i corridoi. Questo ricordo, impegnate e sorridenti. Oggi solo uno spillo color azzurro sul calendario delle nascite appeso alla parete. E quell’anziano uomo dal camice bianco aggrappato al suo bastone, aspettando insieme l’ascensore se ne accorge del mio spaesamento, lui sa. “È la zia lei?” Muta. In silenzio. Come hai indovinato? Ho ancora il viso da ragazzina! Mi da conforto e gli do conferma… così mi tranquillizza ulteriormente: “Sta bene. È in incubatrice ma è sano, ha solo bisogno di un po’ di calore… per ristabilizzare la temperatura…”. Certo, penso tra me e me, non si direbbe gliene manchi, con tutta la gente che gli sta attorno. Ma è piccolo, 2,8 kg. È normale che sia un po’ più debole. Ma basta poco che si vede già la sua forza. E in tutte queste parole, no non mi sono dimenticata della madre del bambino.
Credo che la gioia più grande di ogni donna, arrivata a una certa età, sia poter ritrovarsi tra le braccia il proprio figlio sano da allattare. Indescrivibile sensazione. La sicurezza inconscia che ha lui nel saperla vicino. E che lui sappia già dove andare a cercare il nutrimento, con i suoi gesti, senza vedere ma solo sentendo la presenza della madre vicino. Naturale, e allo stesso tempo strabiliante.
Il miracolo della vita. Ora è presto, ho ancora troppi altri progetti da portare a termine. Ma un giorno… “verrà anche il mio turno”. Un passo alla volta. Un passo alla volta.
Intanto, benvenuta piccola nuova splendente stella!
E tanti auguri cara V..
l.g.

2 Comments:
Grazie mille del commento, purtroppo scrivo così solo quando ho forti emozioni da esprimere. E in questo periodo scarseggiano, anzi, non esistono proprio. Ecco perché gli ultimi post non mi soddisfano per nulla in realtà. Torneranno presto quei momenti, lo spero, perché sentirsi vuoti e inutili, e pure senza un sostegno, e soprattutto senza nessuna passione di fondo non può durare in eterno. Poche volte sono riuscita ad annullare ognuna di queste sensazioni, ma mai nulla è durato. Tutto finisce prima o poi. Restano solo bei ricordi, che ti vibrano nell’anima quando riaffiorano.
Scusa il piccolo sfogo. Grazie ancora del tuo commento.
Oh, Ragazza Farfalla, sono felice di esserti stata utile nel tuo percorso, in qualche strano modo. Io un po' mi sono spenta nel corso degli eventi, ma tu non smettere mai di entusiasmarati! Non serve che te lo dica io a questo punto.
E grazie per la tua offerta di sostegno, sono sicura che ci si può appoggiare a te, nei momenti cupi. Sei capace di tenerle su le persone. Ti aggiungerò con estremo piacere alla lista di chi è in grado di farlo, insieme a amiche e famiglia, e non ricordo bene chi altro ci riusciva, oltre alla musica.
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