"Il mio canto libero", o... "Una giornata uggiosa"
"...tu chiamale se vuoi
emozioni..."
Alzi la mano chi ascolta ancora BATTISTI, DE GREGORI, DE ANDRÈ, VENDITTI o addirittura un patetico PUPO o una roba piena di idealismi alla NOMADI e canta con passione e a squarciagola le loro canzoni facendo delle loro storie la propria identificazione personale. La donna che vi ha lasciati, la donna che avete amato, la donna che vi ha fatto soffrire, star male da cani e fatto sentire una merda, un essere inutile, la donna che vi ha maciullato il cuore in assoluto più di tutte quelle avute prima di lei. Dite, chi è stata? Il suo nome? Ve lo ricordate? Sara, Alessandra, Martina, Michela, Claudia, Paola. O la Linda o la Francesca, o Anna dei tanti Mogol che hanno scritto per Battisti. E quel suo segno che vi ha marcati a ferro caldo la pelle, la mente. Nome e cognome e cose di lei che solo voi sapevate. Oppure voi stessi, che vi sentite deboli e impotenti di fronte a certi problemi, i più gravi quelli insuperabili. Storie così, vissute in pieno. No, è proprio vero, non esistono più i sentimenti di una volta. Questa non è retorica, non è parlare tanto per parlare. Non è dire semplici frasi fatte. Lo vedo, lo guardo, lo osservo in certi comportamenti della gente in generale, e anche conoscenti, gente che vedo in giro ogni tanto, gente con cui ci scambi due parole e non di più perché sai già di che pasta son fatti… E per quello mi piace andare in giro da sola perché non devo dipendere da nessuno di questo genere. E per quello che a volte mi mancano le mie stelle della fortuna, le mie consigliere, le mie fedeli compagne d’avventura e di sventura, loro, quelle per cui darei un braccio se ce ne fosse bisogno, le uniche che io conosca che ancora credono in certi valori, le mie amiche. E per quello che l’allegra combriccola sostituta delle mie amiche mi ha accolto così calorosamente, perché ce n’è pochi come loro, che guardano la vita col sorriso e cantando. Puri. Duri e puri.
E la fedeltà, quella è una virtù solo dei cani al giorno d’oggi. Niente che riguardi il dinamismo e la capacità di flettersi dell'uomo moderno. E apprezzare le piccole cose, le cazzatelle di ogni giorno, sembrano tutte così ovvie, banali, scontate, già viste e già provate queste cose, che non se ne da più importanza. E per quello che hanno del ridicolo le canzoni italiane degli anni passati adesso! Troppo concentrati a nascondervi da voi stessi e dalle vostre paure, per non farvi male eh! Che serve soffrire? Meglio lasciarsi. Che serve il dialogo? Meglio cambiare tipo. Che serve starle accanto? Perdo tempo, si arrangia da sola. Che serve capirlo? Non ne ho voglia. E a che serve addirittura avere figli? Meglio l'egoismo della solitudine. Schivare i problemi. Così si fa. Così è giusto.
L’esperienza non esite più, la vita di una persona è solo riempita di fatti, e basta al giorno d’oggi. La sofferenza o la gioia sono tutte emozioni che la gente sembra non voglia più provare, perché le coinvolgerebbero in pieno. Meglio farci passare tutto sopra come se in realtà non l’avessimo vissuto. Come se non ci appartenesse fino in fondo. Come se non fosse esperienza nostra. Fatti. Che non ci toccano dentro, solo roba in più da raccontare. Chi vuole capire capisca. Oggi si corre, si smette di guradare chi ti sta accanto e come sta veramente, gli si chiede “Come stai?” senza ascoltare la risposta, ma io mi chiedo, quanti hanno ancora questo fuoco dentro di loro? Quanti stando in mezzo alla gente si accorgono di quanto siamo diversi l’uno dall’altro, e di quanto alcuni bisogni fondamentali come l’amore, e sentirlo, ci accomunano dal profondo? Quanti?
Non c’è risposta, ognuno sente le emozioni a modo suo, chi più e chi meno, chi esprimendole e chi tacendole, chi soffrendo e chi passandoci sopra, che è la cosa migliore per non perdere neanche un soffio di questa vita che è già abbastanza breve di suo.
Alcune di queste considerazioni girano da anni nelle bocche e nelle menti di filosofi, “storici della verità”, sociologi, e chicchessia per loro.
Il mio caro amico M. Foucault (1926-1984), che una volta ha preso il bus con me mi ha raccontato un po’ di cose durante il viaggio da Lugano a Lodrino. Mi ha parlato del condizionamento della società di oggi, anzi degli anni ’70, i suoi anni. E io gli ho detto che oggi è ancora come ai tempi. Ma che conviene non starci a pensare troppo su come fa lui, che poi si muore prematuri senza una conclusione.

3 Comments:
Bentornata!
Era proprio quello che volevo sentirmi dire, tutto quello che hai scritto. Grazie!
Sono contenta di avere attirato la tua attenzione con le mie parole un po' pungenti magari.
Grazie dei commenti, grazie così mi lusinghi.
Volevo precisare che quando parlo di "egoismo della solitudine" intendo proprio che la solitudine è fatta di egoismo.
Per il resto, è ovvio che sono solo provocazioni, in realtà io non ho sempre una visione così aspra della vita. Col tempo è diventata più simile alla tua direi. Credo che io e te abbiamo più cose in comune di quanto immaginiamo...
idem per il tuo.
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