CINQUE DONNE PER CINQUE UOMINI
Partendo dal “libro” scritto dal nostro Syd, viene qui proposto di affiancare non quattro, ma cinque donne alle prese con i loro problemi quotidiani, vale a dire il loro uomo.
Se nella descrizione fatta da Syd si possono delineare varie sfaccettature del carattere di un uomo, divise e rese estreme in quattro differnti persone, per la donna non è così. Ritengo che ogni donna alla fine sia uguale esclusivamente in una cosa: cercano tutte la parte che manca. Tutte. Perché è proprio lo scopo del genere femminile in ogni specie. Nella specie umana può capitare che per un periodo più o meno breve, in mancanza di una stabilità, o più semplicemente non volendo responsabilizzarsi subito (perché avere un uomo è una reponsabilità, più che avere un cane di sicuro), queste donne si lascino andare ai piaceri più terreni, godendo a pieno del loro attimo di libertà. Quando la loro ora d’aria diventa più lunga poi cominciano a soffrire e a voler entrare in gabbia. Questo per poter proseguire la loro esistenza in modo tranquillo concentrandosi su altri problemi della vita quotidiana. Così pensavano. In realtà il problema di fondo è sempre “lui” nelle loro giornate, quel “lui” che ora si è concretizzato in un essere a volte opprimente e geloso, a volte desideroso di libertà, a volte insicuro e paranoico, a volte in continuo disaccordo sulle scelte della compagna e solo in rari casi, compagno ideale.
Ognuna di loro ha un suo modo per mantenersi integra e uscire il più indenne possibile dal rapporto con l’altro. Non si può quindi dire che tutte le donne siano uguali in questo senso… Per capire meglio, ecco cinque esempi possibili:
Donatella: il problema di sfondo che accompagna le sue giornate, oltre al lavoro che non va e a una vita sociale limitata, è il suo uomo. Ossessivo e opprimente nei suoi confronti. Le vuole bene, e vuole il suo bene, il meglio per la sua stella. Si vede, e lei lo sa. Ma spesso lui non riesce a mantenersi calmo se lei vuole un attimo di libertà, o uscire con le amiche e divertirsi. Lui è lì, anche se non c’è, è lì.
E che deve fare lei?
Gli vuole bene, e non se lo lascia scappare, ma bisogna porre delle condizioni. Dialogo e pazienza reciproca in questo caso li aiuteranno a sopportarsi. L’amore è questo, sopportazione.
Elisabetta: vorrebbe il suo lui sempre vicino, perché da sola… non ce la fa. Trovato il suo uomo, si rende conto che bisogna tenere il muso ogni tanto per averlo al suo fianco in quelle calde notti estive. Lui che ogni tanto sente la mancanza di quella libertà, quello stare con gli amici fino a tardi e non avere costrizioni. Lui, che mammone era, e mammone resterà.
Il suo modo di sopravvivere?
Quando il bambino fa i capricci, ammansirlo comprandogli qualcosa per distrarlo.
Valentina: ha un compagno desideroso di cure, premure e affetto, anche se nei suoi modi freddi e scorbutici non lo dimostra. È in continuo conflitto con se stesso, ma lei ha proprio bisogno di una persona come lui al suo fianco (forse). Si trova bene con lui, ma sente di aver perso quella vitalità che aveva una volta. Si sta spegnendo a causa dei continui malumori del suo partner. Per quanto resisterà? Ormai è preda della sua negatività.
Via di fuga per lei?
Evadere con la mente e quando possibile col corpo, uscendo con le amiche e svariandosi, raccontando loro i suoi problemi. Le amiche servono a questo.
Giovanna: deve vedersela ogni giorno con le pesanti, ripetitive, angoscianti, futili lamentele del suo compagno nei confronti della società, del consumismo, del prezzo della benzina, delle bollette da pagare, del mondo che non è più quello di una volta, del… . Se non fosse che per lei è il miglior uomo su questa terra, lo avrebbe già lasciato da un pezzo.
Ma come fa??
Le entra da una parte e le esce dall’altra, finchè lui non esagera. Prende ciò che di buono c’è in lui, e pazientemente lo asseconda per quanto le è possibile. In fondo sa che se non ci fosse lui sarebbe persa, o per lo meno sarebbe ardua l’impresa di vivere.
Beatrice: il suo nome le ha portato fortuna, senza fatica ha trovato un uomo che non ha bisogno di lamentele, anzi. Non si rende nemmeno conto della fortuna che ha, perché non sta a pensarci. Vive la sua vita e basta. Lui le sta accanto, è paziente (come con chiunque altro, ma con lei di più) e premuroso, ha i suoi difetti ma non pesano nel rapporto. C’è sintonia tra loro perché ognuno si impegna a far andare bene le cose, consapevole delle responsabilità da affrontare insieme, e del carattere di uno e dell’altra. Formula giusta per un buon rapporto. Compromessi e sopportazione, equilibrio perfetto. E tutto fila.
E a lei cos’è che va storto?
Nulla, tranne piccoli contrattempi o inceppamenti quotidiani, roba che si risolve con un po’ di ingegno e buona voglia.
Felici per lei le auguriamo che continui così.
Se ne potrebbero inventare un'infinità di accoppiamenti scoppiati. E voi come vi sentite nei panni dei non-più-single?

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