QUANDO I PRODOTTI NOSTRANI DIVENTANO DEGNI DI NOTA
Mi dicono musica ticinese e di colpo mi ritrovo sul treno direzione Lugano, con le cuffiette alle orecchie e l’album degli Stone River che gira nel mio lettore cd. A casa arrivo e...“ma si, mettiamo su gli Imperial adesso!” è un po’ che non li ascolto. Mi è mancata la loro forza, e pensare che sono ticinesi!
Ma chi l’avrebbe mai detto che si può restare anche nei nostri piccoli confini geografici per trovare buona musica? Una volta si pensava che i gruppi che sfornavano canzoni orecchiabili e cantabili arrivassero tutti da oltre oceano, ora bisogna ricredersi. Basta sapere “come fare musica” e chiunque con un po’ di talento può darci quello che cerchiamo, continue emozioni nuove. Ed ecco che si comincia a inventare, associare, rielaborare, miscelare suoni di chitarre, bassi, batterie e scrivere canzoni con le parole che più rappersentano lo stato emozionale corrente. Eccoli questi artisti alle prese con i loro pensieri, a far uscire dalla penna testi fatti apposta per colpire, per trasmettere le proprie emozioni a chi non è in grado di fare altrettanto. E la soddisfazione di sentire il proprio pezzo alla radio finalmente. Uh, l’apoteosi. Il massimo per un artista. O forse solo l’inizio? Tra i gruppi ticinesi che ce l’hanno fatta ho citato prima gli Stone River, vincitori fra l’altro di Palco ai Giovani 2004. Con il loro rock melodico e un po’ sporco sanno sfiorare la sensibilità di chi li ascolta. Con l’imperialità degli ex-Naïve (ora Imperial) si scopre invece un disco all’insegna della positività. Nel disco omonimo si sente l’influenza dei Pearl Jam, che nel booklet vengono anche citati come ispiratori.
Di gruppi ticinesi ce ne sono. E quello che producono viene da anni di immersione nella musica dei loro idoli, oltre che da giornate spese nelle sale prova. O meglio nei garage, o nelle cantine di casa. Citarli tutti e definirne il carattere è impossibile in poche righe. Reggae, punk, hip hop, funk, folk perfino elettronica... ce n’è per tutti i gusti. Basta scovarli. Ma come? Di manifestazioni ce ne sono sul territorio, si vedano Openair Experience a Biasca, Openair Monte Carasso o la più importante fra tutte, Palco ai Giovani. Risulta però sempre difficile poter sentire dal vivo gruppi degni che non siano cover band. Nei vari locali live del Ticino la possibilità di un gruppo emergente di esibirsi è poca. Pensando a Garage Music a Castione o all’Arena di Mendrisio, si può notare come i manifesti per le strade portino raramente nomi quali Maja, Marchio Registrato, Zero In On, Powerhill, o altri musicisti ticinesi. Viene da chiedersi come mai si preferisca far suonare cover di Ligabue o del Blasco, o semplicemente far girare dei dischi per far divertire la gente, piuttosto che invitare le persone a conoscere la musica “made in Ticino”. Si aspetta sempre l’estate per poter vedere dal vivo questi giovani talenti. Le loro canzoni passano alla radio qualche volta, e per fortuna! È sempre un piacere sentire “While my guitar gently weeps” dei Beatles rifatta e impreziosita dagli Zero In On. Da brivido. Ticinesi, eh! E non dispiace nemmeno l’allegria de “Il socio” degli scatenati Vad Vuc. Ah, se venisse maggiormente valorizzata la musica di casa nostra!
A chiudere questo breve cammino musicale nella nostra regione, una nota di considerazione per chi con amara rassegnazione ha preferito o dovuto proseguire la sua esistenza lontano da sale prova o palchi improvvisati. Quei gruppi che, uniti dalla voglia di realizzare qualcosa insieme, si sono accorti che era più facile ascoltarla la musica, e lasciarsi trasportare, piuttosto che farla. In fondo va bene anche così, finchè c’è qualcun altro che pensa a darci emozioni non c’è bisogno di ricrearle con le proprie mani.
da "L'Universo - Giornale studentesco universitario indipendente", mercoledì 5 luglio 2006

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