Un normale primo giorno di dicembre.
In un normale primo giorno dell'ultimo mese dell'anno succede che piove. Succede che la neve ai lati delle strade del paesino si inzuppa tutta, e succede che la gente del paesino va tutta in chiesa.
In un normale primo giorno di dicembre succede che L. decide di andare in chiesa pure lei. Arriva in ritardo di 25 minuti ma non le importa, perché sapeva che sarebbe rimasta fuori dalla chiesa in ogni caso. Lontano dalla folla, nel primo angolino che avrebbe trovato appena arrivata in cima alla salita. La sale tutta, dopo anni che non la saliva più tutta. Due anni e un po'. Succede questo il 1. dicembre di un normale anno. Succede che L. sta fuori dalla chiesa per quaranta minuti con i piedi ghiacciati dentro gli scarponi e quando esce la bara, lei nell'angolino che ormai è suo acquisito si sposta più in dietro ancora di un po', e osserva le tante paia di gambe e di scarpe sotto a tutti quegli ombrelli fradici di acqua misto neve. Succede, in un normale primo giorno di settimana di dicembre, succede che la vita la senti anche se non la vedi, perché non servono gli occhi per vedere certe cose. Succede che la linea che divide l'essere vivi dall'essere qualcos'altro o null'altro è proprio lì, sotto le campane dai rintocchi lenti, tra quegli ombrelli aperti sotto la pioggia misto neve, in una salita che porta alla chiesa. Non vedi cosa succede oltre la pioggia e gli ombrelli, ma lo immagini. Questo può succedere in un primo giorno dell'ultimo mese dell'anno. Che fino all'ultimo, non si può mai dire cosa accadrà da qui alla fine dell'anno.

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