Il declino. L'involuzione di un blog. Ormai non più cronaca dei weekend, ma diario 'mensile' che non ha niente da dire. Aspettando il giorno della libertà di sentire e di pensare ancora. Dai 26 è solo un lento rewind e play con qualche pausa. Bisogna passare da tutte le fasi di questa vita, non si scappa. L'involuzione prima della rinascita.

lunedì 23 febbraio 2009

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E anche carnevale è andato, domani sparo gli ultimi botti fino alle 7 del mattino di mercoledì, voglio vedere piazza Collegiata che va a dormire all’alba, come ogni anno. E gli ultimi reduci sui gradini o in qualche angolo a sonnecchiare infreddoliti, o che il freddo manco lo sentono più. Coi coriandoli tutti attorno, i ciottoli di viale stazione tutti colorati e tutti sporchi di divertimento ormai finito.

La voce non mi è ancora tornata, ma voglio dare lo stesso quel che resta di me domani. Ci siamo tutti, non si può mancare. Che si lavori o no, bisogna dare. A questo carnevale bisogna dare.

Intanto giusto per rendermi conto che ogni anno è sempre lo stesso, faccio una descrizione del carnevale bellinzonese, perché il Rabadan non si smentisce mai.
Lo descrivo a modo mio, ma credo che sia un po’ quello che percepiscono tutti quelli come me... Le tendine di Belli, c’hai le tue preferite inconsciamente, sarà l’abitudine, sarà che le gambe vanno dove vogliono loro quando cammini a carnevale, sarà che la pigrizia d’andar fino là, o fino allà, sarà che alla fine vai sempre nelle stesse, sarà che ci son quelle che non ci entri mai per un motivo o se ci entri è per sbaglio e quelle che per Dio ti dici che l’anno prossimo ci andrai e poi tra un salto in una e poi nell’altra, satellitando come neanche lo Sputnik farebbe, te ne dimentichi ed è già mattina, e pure la piadina han già smesso di farla. Evito di elencare anche l’ambiente nei vari bar (anche quelli più nascosti) perché allora non finirei più e diventerei ancora più pallosa. Allora, ecco le tendine secondo me, secondo tutti:

Il capannone grande
Da evitare. Ma sfigatamente ci devi entrare per ripescare le amiche che hai perso, o per scroccare da bere al baretto dello Yuki,per intenderci agli ex studenti della Comme, tutti nostri soci all’occorrenza.
Se entri non esci più, ormoni bava e latte che straripano in mezzo agli adolescenti e ai loro costumi. Marea che ti sballotta come se tu non avessi più il controllo di dove vorresti andare. Fuori!!!

Tendina vicino l’UBS
Buona forse per entrarci prima di andare a prendere il bus, ammesso che sia ancora aperta. Gente: montagna e regazzini. Musica rumorosa.

Magoria
Bau Band colpisce ancora, buon ambiente, con tre bar all’interno e pure i toitoi dietro che forse in pochi ne sanno l’esistenza... Ma forse no, visto come son ridotti. Se volete tirar fino alle 6 stando al caldo è l’ideale, l’inconveniente è che sembrano essere tutti fans degli 883..... Che poi se hai bevuto un goccio in più non ci pensi e canti pure quello, ma se hai bevuto solo birra e/o sei stanco morto.... Dirigiti alla stazione verso le 5 con tutta calma.

Indi (Indipendenza) - o Lavorgo
Regazzini e truzza, poi magari mi sbaglio. Ci son andata poco lì negli ultimi anni.

Municipio – Polizia
Che a dirla così sembra che sei ipercontrollato o chissà cosa. Invece è una tendina che rende, e c’ha il suo perché. Non so perché, ma se al dj gli dici “METTI SU GLI AC/DC!!!!!” lui ti mette Thunderstruck, ti odia un po’ perché gli hai stravolto la scaletta, ma te li mette. E poi ci sono i pseudo-cubi e puoi esaltarti e/o fare la figa o l’idiota demente a dipendenza sopra tutti guardando un po’ più dall’alto la gente.

Foca, tendina grande - o iglù, che ormai non lo è più - o Sucina
Grande e spaziosa, anche quando c'è tanta gente lì sembra che si riesca almeno a respirare, bancone bello lungo, gradinate per star un passo sopra gli altri, ‘musica yeah’ ogni tanto, gente ok. Tendina ok.

Sonada Balossa (quella all’entrata del teatro)
Ti fanno i cocktail a metà bicchiere. Ma se hai lo stomaco per bere solo alcol puro, ti riempiono l’altra metà in scciallanza, poi sta a te reggerlo...... Musica ok, mettono gli AC/DC senza che glielo chiedi. Ma ho sentito addirittura i Led Zeppelin, che è tutto un dire.

Quella da parte al teatro
Burdel, sinceramente è un po’ fuori mano (e qui si posson capire i miei parametri di misura, sarà che bisogna superare la palta che si crea tutto attorno per raggiungerla ed è già inconsciamente e automaticamente un punto a sfavore e quindi una tappa in meno nella serata), anche qui ci son entrata poco negli ultimi anni.

Direi che son tutte, i bar e i posti più nascosti (Cavern, Zoccolino, Piazzetta-Porta, ecc ecc...) li farò poi in un altra tappa magari.

No, lo ripeto, il Rabadan non si smentisce mai, e nemmeno io. Io che anche se so che non sono più in grado non voglio mancare, io che ci credo sempre che al corteo della domenica ce la faccio ad andarci, ma poi me lo vedo sempre alla tele. Io che ogni anno dico: l'anno prossimo, ho deciso, entro in una guggen. E poi l'unico anno è stato anche l'ultimo, perché non ho più i contatti e al brother mi dimentico di chiederglielo. Io che voglio replicare quell’anno fantastico (venerdì sera, sabato sera esibizione in piazza più serata continuata, domenica in piedi e esibizione al corteo fino alle 6 del pomeriggio in giro, tempo per ripigliarsi e martedì tutta la notte fino alle 7 del mattino, poi venerdì e sabato esibizione al corteo di Biasca più nottata in giro, domenica morta completa) ma che non ce la farò mai, perché ogni anno non sai mai quello che ti aspetta, chi sarà malato e chi no. Se starai in piedi dopo 2 cocktail o no. Se avrai la voce oppure no. Non lo sai cosa ti aspetta, e non devi nemmeno avercele le aspettative, a carnevale. Perché è così che va, è lui che ti trascina. Io che avevo il potere, la forza e la grinta, che a guardarle bene son tre cose ben diverse l’una dall’altra. Io che mi sentivo al top. E ora non so più se sto in piedi o no. No, io mi smentisco, ogni tanto. Non son più come una volta. Non godo più come una volta questo carnevale. E che “una volta” non sono dieci anni fa non importa, basta anche meno a una persona per trasformarsi.
E poi la delusione nel veder la stazione camuffata da Auschwitz che mi fa tristezza, come se alla fine di una nottata così non si potesse più prendere quel treno o quel bus con la sensazione di tranquillità, quello “stanca ma felice” che ti senti nel corpo e nella mente un po’ annebbiata. Come se non si potesse più lasciarsi trasportare, in tutti i sensi, dalla scia di una serata finita alle 6 del mattino. Non c’è più neanche il buffet della stazione, dove prendere un attimo di respiro, e un buon caffé col cornetto, per non addormentarsi del tutto sul bus. Non c’è più tutto quel sentirsi sicuri, quel poter dire “adesso vado a casa tranquilla e mi butto nel letto senza pensare a niente se non al soffitto che gira”. No, ora c’è l’incognita “speriamo che non succeda niente ADESSO”. È molto triste, ma non mi ci lascerò rovinare l’entusiasmo da degli imbecilli che hanno permesso che si arrivasse ad asserragliare la stazione per la sicurezza di tutti noi.

Domani sera ci sfoghiamo ragazzi.