Il declino. L'involuzione di un blog. Ormai non più cronaca dei weekend, ma diario 'mensile' che non ha niente da dire. Aspettando il giorno della libertà di sentire e di pensare ancora. Dai 26 è solo un lento rewind e play con qualche pausa. Bisogna passare da tutte le fasi di questa vita, non si scappa. L'involuzione prima della rinascita.

giovedì 18 giugno 2009

Cronaca di una domenica vissuta 2 volte

Cronaca profana e strampalata di una giornata tra i metallari

La giornata è stata lunga, iniziata alle 10 con partenza dal paesino direzione Arbedo. Lì, come 3 anni fa, è il ritrovo.

Flashback. Ore 11.00, ritrovo ad Arbedo. Compromesso ideale, con l’entrata dell’autostrada a una rotonda più in là. Il bus delle 10.23 arriva puntuale a destinazione. Scendo dal bus alle 10.36. Mentre attraverso il ponte passando dal Paso mi vengono in mente un po’ di cose in questa calda, tranquilla domenica mattina arbedese. Cammino e con lo zaino in spalla ricordo che “Drei Jahre später, wir sind wieder da.” E 4 anni fa invece ero al nord delle alpi a godere i S.O.A.D. e tanti altri gruppetti e tornavo abbronzata più che mai. 2005 lì e 2006 a Milano. Già. Qui alla Shell di Arbedo il ritrovo era lo stesso “Drei Jahre und eine Woche”. Era il 4 giugno 2006 e con l’allora compagna – anche nel senso più comunista del termine – Milena e la sua combriccola di spannati iniziammo una giornata stralunata. Già, perché allora il ritrovo era alle 10.30 ma finimmo per partire alle 12, tra quelli che non si son svegliati in tempo – colpa dei bagordi della sera prima! – quelli invece che non hanno fatto benzina e quelli che dimenticano i documenti si torna indietro e finalmente si riparte. L’avevamo proprio sudata quella meta. La stessa meta di questa domenica: Milano. Ma non più l’Idroscalo, non più il Gods Of Metal con Deftones, Korn e Guns. No, quest’anno, il 14 giugno 2009 tre anni e una settimana dopo la meta è il PalaSharp... e l’evento è paradossalmente il Rock In Idro. Ci aspettano gruppi metal tanta gente e un grande palazzo per concerti: tutto chiuso. Arriviamo e appena uscite dal parcheggio coperto, anche quello, percorriamo a piedi il percorso che porta ad un grande spiazzo con tendone adibito a zona ristoro.





Entriamo e, dopo aver ponderato la cosa, vado allo stand ‘maglie ufficiali’: “Mi dà la più grande E la più piccola?” Ok, ora possiammo finalmente dedicarci al sound e ad abbeverarci.

Ragazze volete che parlo un po’ della cosa più attrattiva della giornata? Quante volte ho pronunziato le parole: petto nudo? Ora, io non so se 3 anni fa lo spazio era più ampio e non me ne sono accorta, o se quest’anno ho desideri inconsciamente repressi e li vedo ovunque. Sta di fatto che ce n’erano d’ogni tipo, ogni bene di Dio, per tutti i gusti: scolpiti leggermente, con quella graziosa panzetta da birra, con tatuaggi, senza, con i peli, senza, smilzi o cicciotti insomma devo dire che ho apprezzato parecchio.



E le mie compagne di viaggio non sono state da meno! Uh, come ci accontentiamo di così poco eh!

Dopo un attimo di panico...



Possiamo continuare a guardarci in giro tranquillamente...



Dei gruppetti prima dei 2 grandi mi limiterò ad accennare un vago giudizio, perché dirò già tanto sugl’altri.

All That Remains: acc’, ci voleva proprio di iniziare con loro: appena entrata nella zona concerto sento già la pace interiore: come mi trovo bene nel trash, non so spiegarlo no. Sta di fatto che sti qua ci danno dentro col trash metal e la batteria va a centomila all’ora, frenetici e incazzati. È musica che non ascolterei mai a casa, ma qui me la godo assai. Non gli do il voto proprio perché la mia opinione varia a seconda del momento in cui mi capitano a orecchio sti gruppi.

Lacuna Coil: pollice verso pieno. Assolutamente inascoltabile la versione di “Enjoy the silence” acclamata dal pubblico entusiasta. Come ‘frontman’ hanno una ‘frontwoman’ ed io le voci femminili in determinati generi musicali le rigetto di principio. Difatti non mi sbaglio. Già quando parla col pubblico, la sua voce stridula m’infastidisce non poco. Ad intonare una canzone bella come quella dei Depeche mi veniva voglia di correre in mezzo alla folla e tirarla giù dal palco a frustate. Voto: - 1'000.

Dopo la pausa cena a mangiar piadine farcite dio solo sa con quali mani.... Ultima pinta di birra...

E si comincia, l’elettronica va in scena. Attacca il dj, scratch a tutto spiano e fa alzare l’attesa, come nel resto del concerto. Arriva il cappellino rosso ed è furore! Scatena la folla che salta e salto anch’io, poco perché sugli spalti c’è poco da shakerarsi, rischi magari di cader giù! E questo tizio – lo chiamerò Freddy – inizia il suo show e prende in giro i fans, e tutto il pubblico in sala e lui diverte, diverte e diverte! Non c’è che dire, questi rapper fanno sudare, e non è solo perché non hanno acceso l’aria condizionata lì dentro! E quando tutti chiedono il bis la risata elettronica dura 2 minuti abbondanti – secondo il mio orologio biologico – ed è di nuovo adrenalina! Si sbeffeggia di noialtri ma a me piace questo mix di scratchate, chitarre ruggenti e rappate e batteria ritmata al punto giusto per molleggiarsi spensieratamente... Uhahhhhhh!!!
Voto: 9.25, adoro quando mi dicono in faccia che sono una ‘fottuta merdaccia’!

Attacca l’altro gruppo, e attacca decisamente in modo spiazzante per me, che tutto il giorno ho sentito urla trash metal core. D’un tratto guardo sotto, la folla sudante quanto me aspettava sto momento da chissà quanto, ed io mi sento trasportata indietro agl’anni che non ho vissuto: Mi pare di stare a un concerto sì, ma nella tipica atmosfera degli anni ’80! Inizia con un lento, poi la voce cambia e da piena di finta emozione si fa roca, forte. Come fosse posseduto dal demonio. Spiazzante da lì fino alla fine del concerto, perché alternano per la durata di un’ora e mezza lentazzi ‘Eighties strappatutto’ a canzoni che gli affezionati definirebbero precursori del progressive NU METAL, o qualcosa di simile. Boh, l’ignoranza regna in me mentre ascolto concentrata e stanca la loro performance. Già, concentrata, perché questo cambio di stile repentino mi rende attenta e mi apre nuovi mondi: non per forza un gruppo deve limitarsi ad un genere. E qui mi ricordano... Non l’avrei mai detto, ma il paragone con gli Elio e le Storie Tese ci sta. Già, perché l’ecletticismo li distingue, lo spaziare dalle ballate alla Backstreet Boys anni ’80 (si, avrei potuto nominare direttamente i Boys2Men o gli Spandau Ballet già che c’ero no?) ai più incazzati e inchiodanti ritmi metal, per arrivare anche a sfiorare qualcosa che somiglia al funk! Non fuck, funk! (per Dio ora non ricordo ma a un certo punto hanno suonato due o tre note così tra una canzone e l’altra, ed anche lì mi son detta: ‘cazzo ma questi cosa fanno con gli strumenti? Ci giocano?’) E sulle note di “Easy” alcuni accendini li vedo da dove mi trovo, e così tiro fuori il mio, e ondeggio appena per qualche strofa. E sempre stravolgono le cose, chiedendo se per caso qualcuno vuole i Pearl Jam, e accennano “Yellow Ledbetter”, che per fortuna l’hanno solo accennata. Magari mi sono accorta solo io, ma l’hanno fatto. Insomma divertono e si divertono. Tanto che il cantante, già dall’inizio ha tutta l’aria di non prendere molto sul serio il fatto che si trovasse al PalaSharp (si cazzo, PalaSharp, RockInIdro al PalaSharp!) di Milano. Entra ed il boato l’accoglie e lui “MILAZZO!”. Io e Valè ci guardiamo un secondo. Continua “SICILIA BELLA MIA!” o qualcosa di simile. Io e Valè ... Ma checcaz’! È fuori de capa. Lo show continua, e di vero show si tratta. Questi ragazzi dominano in precisione e il cantante (per Dio ce l’ha un nome, dimmelo te Valè che son i tuoi idoli) tira fuori la sua potente voce sia per emozionare ironicamente sulle ballate, sia per farci tremare in quelle più toste. Non sto qui ad elencare i titoli perché, onestamente, oltre all’unica canzone che V. aspettava – “Digging the grave” colonna sonora del film “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” - non ne so altre. Ignorante e 2. Precisi, sì, a tal punto da dare le spalle al pubblico il più delle volte ed è lì che mi sono chiesta se fosse presunzione oppure semplice sincronizzazione tra voce e strumenti, e megafono. Perché i giovani lì sul palco forse non son più abituati, tanto che – continuando a sfoggiare il quasi perfetto italiano tra una canzone e l’altra (l’unico momento in cui si concedono al pubblico) – Patton, si ecco lui, se ne esce con “Siamo troppo vecchi per queste cazzate”. Testuali parole. Pronunciate impeccabilmente. E di nuovo le schitarrate arrabbiate e la voce ancor più gonfia di cose da urlare ritornano sul palco, quasi come se volessero dimostrare: “Cazzo gente, ci siamo, non siamo morti!`”. E sempre dimostrando di sapere l’italiano, e sempre tra una canzone e l’altra non si son fatti mancare qualche bell’insulto e qualche sproloquio “made in Italy” – ovvero tutto terrunciello – sullo stile che ora non vorrei ripetere... E senza sbagliare una sillaba!
Insomma spettacolo e musica, io che non sapevo nemmeno chi fossero se non per quelle 2 o tre sentite prima del concerto. Da profana posso dire che, aveva ragione V., ci sanno fare sti ragazzi. Ma pare che abbiano suonato più per loro stessi, per il gusto di farlo di nuovo, che per il pubblico. E infine un dubbio mi rimane: ma il tastierista, ma cos’aveva preso?
Voto da eretica: 8.25, a me piace lasciarmi trasportare completamente ai concerti, qui son dovuta rimanere sull’altolà tutto il tempo. Sarà che non sono mai passati dentro la mia vita, chissà. Sarà che non ho ricordi legati alle loro canzoni, chissà.

Grazie ragazze, mi avete fatto passare dei momenti spensierati come non ne passavo da un po'.