Pseudo-articolo per l'Universo, giornale studentesco universitario indipendente, per il mese di maggio 2007
Formicuzza, dove vai?
Storia di una formica

Parole, storie. Parole che creano storie. Storie in sospeso nell’aria, mai raccontate o mai avvenute. Parole che creano immagini, intrecci, relazioni, scambi di opinioni, di esperienze, di sensazioni vissute, di emozioni mai provate. Parole parole parole. Le vedeva dappertutto. Si svegliava ed erano lì vicino al suo letto, che uscivano dalla radiosveglia. Andava al lavoro e “Oddio, qui è finita! Troppe formicuzze che si azzuffano tra quei troppi scambi di informazioni pure, codici, istruzioni da dare e da ricevere, troppo tutto…”. Tornava a casa e la radio, di nuovo… basta! La sera era il delirio, mille voci tutte nella testolina, sei zampine per una penna sola, e un foglio bianco su cui riversare, sì… tutte quelle parole. Così non poteva continuare. Doveva far rientrare in un sol binario quella voglia di esprimere, di trasmettere, di scambiare, di lasciar andare oppure trattenere, controllare, capire le parole. Perché non bastava il tempo di un week end coi consimili per dimenticarsi, tra un cocktail e l’altro, tra una birra e le luci e il fumo di un locale, tutto questo non bastava per dimenticarsi che le parole erano lì, ovunque, dappertutto, in ogni luogo o non-luogo, in ogni momento, in ogni istante, in ogni attimo della sua esistenza. Tutti sinonimi. No così non poteva continuare. “Ci vuole una cura!” L’Università della Svizzera italiana, Scienze della comunicazione, antidoto perfetto. Ed ecco che dall’attimo in cui leggeva le condizioni di ammissione e le descrizioni dei corsi e ogne sorta di informazione che favorisse la sua decisione, fino al momento in cui mise le sue zampette il primo giorno sul suolo sacro della A21 il passo è stato devastantemente breve. Perché non si aspettava, o non poteva immaginare che dietro quella spiegazione “completa” del Programma degli studi si nascondesse anche l’analisi della parola “tollerare” in ogni sua forma, per poter ottenere il diploma tanto agognato e tanto bramato!
Questa è l’Unisi, a volte si fanno cose (apparentemente) inutili, a volte si preferirebbe seguire otto ore consecutive di un corso che ci interessa, piuttosto che analizzare frasi o singoli articoli, sostantivi o congiunzioni. Ma ovunque noi siamo bisogna adeguarsi, perché siamo piccole formicuzze su questo grande mondo.
L.G.

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