Random from abroad
Non è cambiando Stato che trovi qualcosa in più. Non è andando via che ti liberi di certe cose. Non è la lontananza quella che ci vuole.
In questo mese avrei dovuto riordinare il cervello dopo l'ultima esperienza lavorativa, per prepararmi alle domande dei prossimi colloqui fallimentari: 'e dove ha lavorato? e quali erano le sue mansioni? qual'è la cosa che le riesce meglio? sa gestire situazioni di stress? come le affronta? crede di essere idonea alla posizione da noi offerta? per quali ragioni? quali sono le sue qualità principali? e quali i maggiori difetti che la caratterizzano?' ... sempre nella speranza di non ricevere ancora prima la classica lettera dei 'purtroppo' e dei 'tuttavia ci dispiace comunicarle che'. Mi sto abbonando annualmente a queste situazioni. Una vita da precario, di quelle che ti sfruttan e poi ti lasciano a casa. Non è il momento di parlar di economia & società. Il gioco sta a me. D'ora in poi.
Avrei dovuto fare un piano delle prossime mosse, e invece mi sono ingarbugliata tra metropolitane e fobie alla 'Monk' - quell'Adrian Monk - assolutamente legittimate conoscendomi ma che mi privano della libertà di muovermi e di pensare alle cose importanti. Il fiato è corto e credo di iniziare a soffrire di aritmie e attacchi di panico. Le persone sono portare a fare esperienze fuori di casa. Io no.
Vorrei trovare qualcosa, ma non so cosa sto cercando.
Ognuno ha i suoi ritmi, a me sembra di non averne uno. O ne ho uno di 1'000'000esimo più lento degli altri, o forse sono così avanti che ho fatto il giro 100 volte e li ho sorpassati tutti: trovandomi davanti sola. Voglio credere all'ultima opzione.
Continuo a gioire per le vite degl'altri, osservando e scomponendo tutto quello che non-dicono. F. che mi dice che va tutto bene con lui. C. che mi dice che va tutto bene e lei cresce. V. che mi dice che va tutto bene mentre racconta le sue soddisfazioni. E di tutti quelli che non sento... immagino.
Tutto cambia, niente è come prima, ma qualcosa in noi resta. È una delle due certezze che ho appurato finora. La prima è che non siamo eterni su sta terra.
... to be continued, maybe. Or deleted.
Non è cambiando Stato che trovi qualcosa in più. Non è andando via che ti liberi di certe cose. Non è la lontananza quella che ci vuole.
In questo mese avrei dovuto riordinare il cervello dopo l'ultima esperienza lavorativa, per prepararmi alle domande dei prossimi colloqui fallimentari: 'e dove ha lavorato? e quali erano le sue mansioni? qual'è la cosa che le riesce meglio? sa gestire situazioni di stress? come le affronta? crede di essere idonea alla posizione da noi offerta? per quali ragioni? quali sono le sue qualità principali? e quali i maggiori difetti che la caratterizzano?' ... sempre nella speranza di non ricevere ancora prima la classica lettera dei 'purtroppo' e dei 'tuttavia ci dispiace comunicarle che'. Mi sto abbonando annualmente a queste situazioni. Una vita da precario, di quelle che ti sfruttan e poi ti lasciano a casa. Non è il momento di parlar di economia & società. Il gioco sta a me. D'ora in poi.
Avrei dovuto fare un piano delle prossime mosse, e invece mi sono ingarbugliata tra metropolitane e fobie alla 'Monk' - quell'Adrian Monk - assolutamente legittimate conoscendomi ma che mi privano della libertà di muovermi e di pensare alle cose importanti. Il fiato è corto e credo di iniziare a soffrire di aritmie e attacchi di panico. Le persone sono portare a fare esperienze fuori di casa. Io no.
Vorrei trovare qualcosa, ma non so cosa sto cercando.
Ognuno ha i suoi ritmi, a me sembra di non averne uno. O ne ho uno di 1'000'000esimo più lento degli altri, o forse sono così avanti che ho fatto il giro 100 volte e li ho sorpassati tutti: trovandomi davanti sola. Voglio credere all'ultima opzione.
Continuo a gioire per le vite degl'altri, osservando e scomponendo tutto quello che non-dicono. F. che mi dice che va tutto bene con lui. C. che mi dice che va tutto bene e lei cresce. V. che mi dice che va tutto bene mentre racconta le sue soddisfazioni. E di tutti quelli che non sento... immagino.
Tutto cambia, niente è come prima, ma qualcosa in noi resta. È una delle due certezze che ho appurato finora. La prima è che non siamo eterni su sta terra.
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