Il declino. L'involuzione di un blog. Ormai non più cronaca dei weekend, ma diario 'mensile' che non ha niente da dire. Aspettando il giorno della libertà di sentire e di pensare ancora. Dai 26 è solo un lento rewind e play con qualche pausa. Bisogna passare da tutte le fasi di questa vita, non si scappa. L'involuzione prima della rinascita.

martedì 13 settembre 2011

Random - Forward - Play 2.0.11

Caro Diario,
è da più di un anno che non mi faccio viva. In questi mesi sono successe tante cose, non riesco neanche a ricordarle tutte.
Ho iniziato e finito un lavoro [n.d.r.: maggio 2milaDieci - agosto 2milaUndici, me lo scrivo che mi fa bene ricordarmelo] che mi ha assorbito e prosciugato di ogni altro interesse, compresa la voglia di esistere.
Sono stata in diversi posti con le amiche e da sola, a Bologna, a Praga e me ne sono innamorata, in Piemonte, in Liguria e ci avrei voluto stare un po' di più, due volte in Sicilia, a Zurigo, a Losanna e poi non ricordo dove.
Ho visto l'ultimo concerto di Vasco, ho visto San Siro è stato più di quello che mi immaginavo ed ho i brividi ancora adesso.
Ho visto due primavere e due estati. Nell'ultima ho visto mio fratello sposarsi senza che neanche me ne rendessi conto, nonostante i preparativi dei giorni prima e l'annuncio fatto ben 7 mesi prima. Ho visto le mie due super cugine bere una vodka con il crodino al Viale. Ho fatto incontrare due mondi, il sud che viene al nord e conosce la mia cerchia di amici e conoscenze.
Ho partecipato a 2 addii al nubilato, il terzo poi, l'ho in parte organizzato io, anche se non era un vero e proprio addio. Ho visto sposarsi Lei - una delle mie più grandi amiche in 10 minuti e tra un po' vedrò nascere la Sua primogenita, con tutta l'emozione che questo può provocare in me. Vedrò in quello stesso freddo mese nascere il mio 4. nipote [n.d.r.: quarto, me lo scrivo sempre per tenermelo bene a mente], maschio [n.d.r.: maschio, di nuovo]. Sarà un caldo Natale. I due eventi insieme mi faranno avere un progressivo calo di pressione come la mia nonna quando ha festeggiato - giorno 30 agosto - gli 86 insieme a una parte dei suoi nipoti, nuore e figli. Troppa gioia indebolisce.

Ho cambiato due capi e relativo 'staff'. Ho conosciuto e collaborato con svariati impiegati statali di cui tra un mese non ricorderò nemmeno più che faccia hanno né il nome, neanche dei colleghi più stretti. Ho smesso di guardare il Regionale e non sfoglio più i giornali, neanche le pagine dei morti.
Ho fatto cose che fino a meno di due anni fa non avrei neanche immaginato che potessero rientrare nelle normali mansioni del lavoro che avrei fatto: essere in ufficio alle 07.15 del mattino e preparare il caffé per il boss sono per me degli sforzi non indifferenti. [Passare le telefonate dei giornalisti fingendo d'essere al corrente di quanto chiedevano era diventata una passeggiata oramai.] Senza contare le ore di straordinari, i salti di pranzo, i momenti umilianti, le lacrime versate all'inizio, e alcune anche dopo. Ben cosciente che ogni lavoro ha le sue difficoltà e che tutti su sta terra fanno fatica ad alzarsi ogni giorno... Ora credo di sapere [ma non lo saprò mai completamente] cosa significhi essere adulti&responsabili. Ciò non toglie che continua a pesarmi.

Sono arrivata al limite di sopportazione della civiltà, gli ultimi 12 giorni fuori dal mondo circondata da colline sicule e piante di pesche e di limoni hanno rafforzato questa mia avversione verso quei codici che tutti continuano a imporre, mi hanno fatto venire la voglia di staccare da tutto, e con tutti, e di rimanere attaccata solo alle mie idee e a chi mi cerca e mi vuole vicino veramente: si contano sui polpastrelli. Ci sto arrivando. Ci sto arrivando anch'io.
Stare a stretto contatto con la mia nonna mi ha fatto capire che non voglio invecchiare come lei, ma non ho scelta. Mi rivedo in tante cose, le somiglio. Più di quanto immaginavo. Prima fra tutte, quando dice che 'priho pi' tutti, vi tengo tutti, tutti ne lu me core, attutti, tutti tutti, lu me penzere l'aiu ogni jorno attutti'. Sono come lei. È un chiaro segno di come io debba cambiare strada finché sono in tempo: lei pensa a tutti, ma nessuno più pensa a lei ogni giorno.
Noi, non siamo nient'altro che nipoti. I suoi figli sono lontani, l'unica che ha il pensiero costante a lei è quella che bada a lei, quella che ogni mattina si sveglia e pensa, chissà se ora scendo e la trovo viva.

Durante quest'anno ho assistito anche ad un momento triste, che mi ha fatto riflettere su cosa sia importante nell'esistenza di una persona. Ci sono diversi modi di viverla una vita. Ma alla fine quando ti ritrovi lì, chi è con te in quel momento non è quasi mai chi ti ha accompagnato nei primi anni della tua vita. Dunque a cosa serve? Sono domande che hanno risposte poco consistenti, e per questo continua ad essere inutile porsele.
Le cose che ricorderò da questa 'vacanza - non-vacanza' sono: 46, il numero totale della famiglia (ramo nonna), tra figli, nipoti e pronipoti. 47 con il 9. pronipote in arrivo. Le malattie croniche che una persona anziana può portare con sé per almeno 10 anni: diabete, disfunzioni cardio vascolari, perdita della vista, dell'udito, cistite, ... Ricorderò il rumeno sicilianizzato della terza e ultima badante, che non sembra così complicato una volta che ci fai l'orecchio [n.d.r.: fiu è figlio/a, nevoie è bisogno, ... e così a me la voglia di impararla sta lingua mi è venuta per davvero].
Ricorderò inoltre: i passeggini allineati nelle retrovie durante la processione per la Santa del paese, le brioches con gelato bacio-spagnola alle 20.15.... prima di cena. La tipa ultra 50enne con marito incontrata in spiaggia e i racconti di quando viveva a Verbania e lavorava in fabbrica a Locarno quando aveva 17 anni fino ai 23, il suo piercing al naso, il suo intervento alla gamba, la nostalgia per le montagne, il suo commento riguardo al 'ministro del cantone italiano com'è che si chiama? Che ha detto contro i frontalieri e sul segreto fiscale' (e relativo commento ingenuo di zia A. "capace che magari era il tuo capo, eh!" - mia indifferenza "mah, chissà, non ne so di niente"). Il tizio ultra 80enne incontrato fuori dal salone di zio F., i suoi racconti da arzillo uomo di mondo, col suo cappello bianco da vacanziero. L'odore di barbiere del salone di zio F., e di nuovo l'odore del pane siculo, delle pesche e delle brioches. La 600 di super cugi con lo sterzo duro e la frizione che fa spegnere il motore ad ogni fermata/stop/precedenza. I 'doppi pranzi', alle 12.00 pastina con nonna e alle 13.30 primo, secondo, dolce e caffé con zia e fam. per non scontentare nessuno.
E poi, la separazione della monnézza: 'umido', 'plastica', 'carta-cartone-alù-latta', e 'ssécco-non-riciclabbile'=tutta la restante monnézza.
Il gatto stupido - da me soprannominato 'Gatto' - che si strusciava contro le gambe, che siano umane o del tavolo, sempre e comunque anche quando non aveva né fame né voglia di coccole. E di cui per altro ancora oggi non so di che sesso sia.
Il concerto dei Tinturìa, e le signore con le seggiole portate da casa per ascoltarli comodamente.

A raffica questo avevo oggi in testa. Basta per capire che se non ti ho più scritto è perché avevo cose più importanti da fare. E adesso ne arrivano di nuove, s'è chiusa anche quest'altra parentesi.

Ciao Diario, ti ringrazio per la chiacchierata, a presto.

'Viva Santa Rosalia!'

L.