Il declino. L'involuzione di un blog. Ormai non più cronaca dei weekend, ma diario 'mensile' che non ha niente da dire. Aspettando il giorno della libertà di sentire e di pensare ancora. Dai 26 è solo un lento rewind e play con qualche pausa. Bisogna passare da tutte le fasi di questa vita, non si scappa. L'involuzione prima della rinascita.

martedì 17 ottobre 2006

Credo che avevo iniziato così....

Il titolo del mio primo blog era semplicemente: "È tutto un equilibrio" e ci avevo messo roba che c'entrava con quel periodo, vale a dire commenti sui Mondiali di Germania, e sui concerti appena visti, più che altro sentiti... E poi c'era tutta una pagina con vecchi copia-incolla sui miei umori e sulle mie serate in solitudine in giro per openair che anticipavano quelli estivi. È durato il tempo di un paio di settimane. Poi l'ho eliminato. Come tutte le cose che inizio, poi non le finisco. D'altronde le opere d'arte prendono (prendono, non pèrdono… perdóno, si ma quello è un altro discorso già risolto e messo in ordine nel frattempo) fascino se rimangono incomplete. Tagliata quell'esperienza sono ripartita con altri scritti. A volte non mi rappresentavano, altre erano l'essenza di quello che sentivo. Di solito scrivo, ma in meno di mezza pagina riassumo tutto. Perché io so cosa sta dietro ogni parola. Su un blog pare assurdo ma le parole le frasi si dilatano, e tante vengono lasciate come fronzoli dietro di noi. Che spreco. Quando alle volte basta un monosillabo. E in un silenzio spieghi tutto e ti senti completa. Continuerò così. Basta poco. OK caro amiko.



Ora non sento più nulla.

Ora non sento più nulla. Da un po’ mi sento così. Forse dovrei pensare meno all’uomo ideale, ma io mica ce l’ho l’uomo ideale! Non so come sarà, e non me lo chiedo più da un pezzo! A quello ci pensavi da ragazzina, quando avevi l’obbligo di sognare. Ora si, può essere chiunque, tra quelli che già conosco amici d’infanzia o qualcuno che non ho mai visto fin’ora, ma… solo una cosa… È davvero così importante che lui mi sappia capire? In fondo sono forte da arrangiarmi da sola, non ce l’ho forse fatta da sola fino qui? E allora forse il sostegno lo dovrò dare io a chi è più debole di me poi. Invece di chiederlo come fosse elemosina a chi credevo potesse darmene. Chissà, magari aveva ragione la mia amica quando diceva che non dobbiamo cercare negli altri quello che già siamo noi. Sarà, o sarà il contrario, “chi si assomiglia si piglia”. Comunque sia… Passerà.. Certo ho capito un po’ di cose nel frattempo..non porta a niente essere troppo profondi e cercare oltre quello che si vede nelle persone. Mi accontenterò,si.. di qualcuno che non mi capisce fino in fondo..ce n’è tanti in giro così. 90% ti guarda che chiacchieri spigliata, e vede che sei una ragazza facile. 10% ti parla, e si chiede come mai poverina è ancora sola una così bella ragazza, sarà stata chiusa nel suo guscio per un bel po’ prima di scoprirsi al mondo. Il mare è pieno di pesci. Sto già immergendo la rete, quella bianca che uso di solito, anche se è un po’ bruciacchiata adesso. E stavolta.. Nasconderò bene quella che sono stavolta, senó chiunque scapperebbe, chi vorrebbe stare con una che vede più lontano di lui? Forse mi stuferei io, anzi di sicuro. Farò finta di vedere solo in superficie, e poi mi abituerò alla fine. E non mi dite che non è così che devo fare, ho già visto abbastanza x saperlo da me, cosa è giusto x me. Se vuoi un uomo accanto, che non sia solo un amico, non devi mai scoprire le tue debolezze. Solo gli amici le conoscono quelle, per questo ti stanno vicini (si anche tu, caro aMiko, lo so bene). Gli amanti sanno la tua forza, per quello ti staranno vicini. E poi, diciamocelo, solo le rock star sanno capire fino in fondo le donne! Dunque o mi prendo il LIga, o il cantante dei Negrita, o mi adeguo alla massa.
Verità è che in quel guscio certe volte vorrei tornarci, si stava così bene a guardare il mondo da fuori, nessuno ti rompeva le scatole almeno.

“….e la vita contiiii-nuaaa!”



Quando quell’ “oggi” dura di più

Quando quell’ “oggi”, dura più di quanto vuoi farlo durare. Il mio è durato quasi un mese, crogilamenti vari, distrazioni di ogni genere o semplicemente ne avevo piene le balle di stare a casa e non capivo più niente. È ora di svegliarsi, fra una settimana inizio e devo essere in forma, scattante e sprint per tutti i nuovi input che riceverò in poco tempo. Il primo giorno avrò mal di testa a tornare a casa, già lo so. È sempre stato così, ogni anno è così, da quando vado a scuola. Che palle, ho a carico i sogni e le speranze di tutti i miei cari stavolta, credono che ce la farò, che mi laureerò, e se lascio tutto e torno a lavorare, ogni speranza cadrà. Già, perché certe cose le fai da giovane. Sì, ma allora è dura anche essere giovani. Se sei uno per cui realizzare i sogni è come giocare a palla, allora va bene. Ma io sono una di quelle che guarda bene la realtà e sa che anche se quel miraggio lo raggiungi, o anzi, proprio perché quel miraggio lo raggiungi…non cambierà granché. Tutto intorno a te resta uguale, e forse anzi. La magia dell’irrealizzabile perde ogni fascino, se ce l’hai lì quello che volevi da sempre. Meglio accontentarsi.
È già tanto che sono arrivata fino qui.